di Ettore Paladino
Volevo ricordare anche io Darix Togni, nel cinquantesimo della sua scomparsa. Figura conosciutissima del panorama circense, e per me legata a ricordi particolari, perché il suo “Circo nell’acqua” fu il primo che vidi con la tessera di Amico del Circo, a soli tredici anni e mezzo.
Una domenica mattina io, mio padre e mia sorella , più piccola, abbiamo visitato lo zoo. All’uscita mio padre comprò il libro “Darix tra le belve” ; Darix era lì fuori che passeggiava. Mio padre si avvicinò , gli chiese se poteva firmare il libro a me appassionato di circo sin da piccolo e adesso iscritto al Club Amici del Circo. Darix ne fu molto contento e mi scrisse una breve e bella dedica. Per me fu il primo contatto personale con una persona del circo, e anche per questo la notizia della sua morte, solo due anni dopo, mi colpì moltissimo.
Nel numero speciale di “Circo” (11/76) interamente dedicato a Lui, c’è un articolo di Ruggero Leonardi che ne parla soprattutto dal punto di vista umano, con tanti ricordi personali, e conclude con questi versi tratti da “La morte del lupo”, di Alfred de Vigny, un poeta francese dell’800 :
“Gemere, piangere, pregare
È ugualmente spegevole
Compi con energia la tua lunga e grave fatica
Sulla strada in cui la Sorte ti ha voluto chiamare
E poi, come me, soffri e muori senza parlare“
Ecco, scriveva Leonardi, a me sembra proprio che Darix Togni abbia vissuto e sia morto così.




