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di Vittorio Marini

Immagine1“Un uomo ancora giovane; ha appena cinquant’anni, quindi gli resta ancora un lungo periodo di lavoro, di battaglie e di successi, ma ha già compiuto un’opera completa nel mondo circense: ha percorso tutte le tappe di un’esistenza interamente vissuta sulla pista e in carovana, è passato attraverso attività spettacolari diverse, ha dato il suo lavoro al consolidamento della “ditta” paterna, si è portato nelle condizioni di fondarne e dirigerne una propria, e, come capofamiglia esemplare, ha immesso in pista le sue creature. Tutto a cinquant’anni. Per l’uomo del circo, cinquant’anni non vogliono dire che questo: ho lavorato per tanto tempo e non smetterò di lavorare. Non è fatto per la gente del circo il riposo a cinquant’anni.”

Così scriveva Enrico Bassano all’inizio del suo libro “Darix tra le belve”, in onore di Darix Togni, quattro anni prima di quel 15 ottobre 1976 quando il grande domatore lasciava questa vita terrena, improvvisamente ed inaspettatamente.

“Il domatore del secolo” come veniva presentato dalla pubblicità del circo, vestito con il suo costume da gladiatore. Ma Darix non era solo domatore: fu acrobata alle piramidi equestri e nel jokey, fu clown con il fratello Wioris e il nano Medori, i Sorellini, fu trapezista volante con fratelli, sorelle, cugini, “Gli Angeli Volanti”.

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Poi una sera, dopo la fuga del domatore Baylo, Darix si offrì ad entrare nella gabbia dei leoni, pur non essendovi mai entrato, affinchè lo spettacolo non ne subisse un danno. Tutti i famigliari cercarono di opporsi, ma Darix non diede ascolto: la sera del debutto a Torino, nel settembre del 1946, entrò fra i sei leoni e portò a termine il numero che aveva tante volte osservato, eseguito dal domatore fuggito. Darix aveva trovato la sua nuova strada, arrivando, in seguito al suo capolavoro con le tigri.

A settembre del 1976, dopo un primo ricovero al Policlinico di Milano, Darix Togni era ritornato al suo Circo Jumbo attendato a Genova. Alla fine dello spettacolo pomeridiano si era presentato in pista fra grandi battimani, con tutto il pubblico in piedi ad acclamarlo, tra la commozione dei suoi famigliari.

Poi l’aggravarsi della malattia e il triste epilogo. Al suo funerale a Milano, all’uscita dalla cerimonia funebre, in mezzo ad una grande folla, uno sconosciuto si avvicinò al carro e, appoggiata la mano sul feretro, ringraziò Darix, da vecchio milanese, per le ore liete regalate ai milanesi grandi e piccoli.

Vorrei terminare questo ricordo, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa di Darix Togni, con le parole di Enrico e Serena Bassano: “Davanti ai nostri occhi, mentre scriviamo, appesa sopra la scrivania è la foto di Darix nella grande gabbia….. l’immagine dell’uomo e artista che abbiamo stimato come pochi, che vogliamo ricordare, che teniamo racchiusa nella nostra memoria ed impressa negli occhi e nel cuore. Darix è stato un mito ed i miti non si distruggono, nemmeno la morte li distrugge. Restano splendenti e vivi, come resta viva la Memoria dei grandi artisti attraverso le loro opere. L’immagine di Darix che accettiamo oggi, è soltanto questa: è sempre in pista, è sempre nella gabbia, non ne uscirà mai. Non uscirà mai dal cerchio magico nel quale ha vissuto ed al centro del quale noi tutti lo collochiamo idealmente. Chissà, forse una pista per Darix c’è anche là, dove si trova oggi.”