di Vittorio Marini
Oltre all’abilità, un fattore molto importante per il successo di un artista è quello della “classe” e di una innata avvenenza, eleganza e grazia specie per le trapeziste. Queste qualità, in parte naturali ed in parte acquisite, sono senza dubbio importanti per formare il buon successo di ogni numero di circo e non mancavano certo alla brava, simpatica e cordiale Fernanda Perris che gli amici del circo, miei coetanei, certamente ricordano.
Figlia d’arte, ultima di cinque tra fratelli e sorelle (Achille, Rosetta, Altiero e Antonio) discendenti da famiglia circense di origine spagnola in pista da tre generazioni, Fernanda ha iniziato a muovere i primi passi in pista quando era ancora una bambina e il papà Carlo con la mamma Dina Baffoni, ferma, avevano ancora un loro piccolo circo.
All’età di dodici anni Fernanda era già in grado di presentare, con il fratello Antonio, due numeri completi: l’equilibrio alla scala sorretta da Antonio antipodista e l’equilibrio su globi rotanti. Ma era anche cavallerizza e sbarrista, con fratelli e sorelle.
Chiuso il circo di proprietà, la famiglia iniziò ad andare scritturata con i Casartelli e gli Zoppis. Fernanda cominciò a preparare il numero di trapezino con il quale debuttò all’età di quattordici anni. Ma solo dopo due anni Fernanda si sentì sicura che quel numero poteva essere degno di figurare anche in un grande spettacolo.
Il maestro di Fernanda fu il tedesco Giorgio Miros al quale era profondamente grata; fu scritturata in Francia da Sabine Rancy e in Italia da Darix Togni. Il suo numero fu ripreso dalla televisione svizzera per un documentario sul circo, che venne venduto alle principali stazioni televisive europee.
Naturalmente in tutti questi anni non mancano le cadute, la prima a soli diciassette anni, ma di una in particolare conserva un commovente ricordo. Cadendo dal trapezio andò a volare e precipitare sui palchi gremiti di pubblico e cadde su di un giovane poliomelitico in sedia a rotelle; fortunatamente non si fecero male nessuno dei due perché il corpo dell’uomo attutì il colpo, senza riportare danni. Egli fu felice dell’accaduto e disse a Fernanda: “Spero di essere servito ad evitare di farsi del male, mi pare impossibile di aver potuto essere utile a qualcosa e a qualcuno.”
Però, contrariamente a quanto si può pensare, Fernanda giudicava più pericoloso il numero sulla scala con il fratello Antonio, poiché quando stava in “bandiera” su un solo piede, anche un piccolo “soffio di vento” poteva far perdere l’equilibrio instabile.
Una specialità di Fernanda Perris erano le strappate alla corda verticale con un solo braccio: nel 1969 a Bologna, raggiunse le 118 strappate consecutive e la sera del 25 marzo del 1972 con il circo Gerard, a Milano, raggiunse le 125. E fu, con il fratello Antonio, tra gli artisti italiani a partecipare al 1° Festival Internazionale di Montecarlo del 1974, con la scala in antipodismo e il trapezino, meravigliando tutti “gli addetti ai lavori” con le sue 160 strappate a un braccio (solo dieci in meno della campionessa mondiale, l’americana “Toria”); in quell’occasione ricevette il premio “le Cirque dans l’Universe”.
Ho conosciuto Fernanda Perris quando, con il fratello Antonio, erano in forze al Circo di Moira Orfei, svolgendo incarichi di collaborazione e responsabilità. Ho conosciuto una persona sempre sorridente, simpatica e disponibile, anche nel cucinare al momento necessario, un buon “piatto di spaghetti”.
E poi non si possono dimenticare le sue irruzioni in pista, a fianco di Giancarlo Regazzoni, nel rodeo comico della muletta che non si lasciava cavalcare; numero che chiudeva lo spettacolo lasciando un pubblico eccitato, festante, ben disposto a tributare un grande caloroso applauso a tutta la compagnia scesa in pista per il saluto finale.
A Fernanda Perris sono dedicati con stima e riconoscenza questi ricordi.