di Vittorio Marini
Negli anni settanta, quando il Club era ancora “un giovane alle prime armi”, alcuni Amici intraprendenti, si toglievano lo sfizio di sperimentare il vivere circense, cercando qualche direttore, famiglia, amico circense che accondiscendesse alla loro richiesta. Leggo su un numero di quegli anni, della rivista “CIRCO”, le considerazioni dell’Amica Selene Ballerini, che nel 1977, fu ospite del Circo EURO di Aldo Errani e che vorrei riproporre, trovando in quello scritto, spunti di riflessione ancora oggi validi, anche se sono trascorsi “troppi” anni.
“Un tendone che si staglia celeste nel celeste del cielo; dal carrozzone-biglietteria dove alloggiavo, mi soffermavo ogni giorno per qualche minuto, la sera, prima o dopo lo spettacolo, da sola, a chiedermi che cosa significava per me lo chapiteau; cos’era; perché mi affascinava tanto con le sue luci colorate ed il frastuono delle vecchie canzoni suonate fragorosamente per attirare la gente………
Mi trovavo lì, ospite volontaria di un piccolo circo, l’EURO di Aldo Errani, in mezzo a famiglie di artisti, animali, bambini vivacissimi e già adulti, ragazze belle e vivaci, tante tante persone che ora scherzavano, ora litigavano fra loro e poi di nuovo in gruppo facevano la pace, focosamente, unitamente come nelle grandi famiglie del passato. Un mondo che sentivo mio, ma che non mi apparteneva del tutto; per questo mi chiedevo: “cosa ci sto a fare io qui? In mezzo alle biciclette e alle corde, ai sorrisi bruschi di questi rudi uomini, ai sorrisi mordaci dei giovani; cosa sono io, cosa rappresento in questo strano mondo-spettacolo?”
Non sapevo rispondere; mi piaceva e basta, e ogni sera, con ancora indosso la mia tuta celeste da lavoro, mi godevo lo spettacolo. La prima sera scrissi nel mio diario: “uno spettacolo di ottimo gusto, misurato, carino.” Mi piaceva il numero di Ada, Linda e Ludo Zacchini, i cani dei Riva che giocavano a calcio, il numero di Linda e Susi Zacchini equilibriste sulla corda. Il numero di maggior attrazione è indubbiamente quello del figlio di Aldo Errani, Euro, che, accompagnato dalla sorella Mirna, fa innumerevoli acrobazie sulla sua bicicletta e la cui arte gli è stata tramandata pazientemente dal papà.
Finito lo spettacolo la quotidianità della vita ricominciava, e la vita in un circo è dura per tutti, ma soprattutto per chi viene da fuori: la mancanza frequente dell’acqua in carovana, l’assenza dei servizi igienici, lo spostarsi in continuazione, la fatica immane di piantare e spiantare, per ripiantare e rispiantare ogni pochi giorni, cucinare nel caldo soffocante del bilico accanto ai fornelli, spazzare il terriccio che rientra sempre, e non chiedersi mai cosa fare nelle ore libere poiché non c’è tempo né per andare alla spiaggia né al cinema…….
Ma certamente il fastidio più sgradevole è la cattiva accoglienza che sovente viene fatta nelle città e paesi. Il vicino che protesta, il sindaco che non accetta la “domanda”, la polizia che interviene e vorrebbe addirittura bloccare lo spettacolo; l’acqua che nessuno ti regala e le multe, ovunque, come se il circo fosse fatto apposta per questo, per diventare capro espiatorio di una società che non sa accettare qualcosa di diverso da sé, e se lo accetta, è solo per stritolarlo tra le sue dita d’acciaio. Se il circo esiste, si muove, fa spettacolo, dovrebbero essere predisposte nei vari centri, le strutture per accoglierlo, fare pressione affinché ciò che finora non c’è stato, non manchi anche in futuro.
E Dio non voglia che il mondo del circo mai venga del tutto contaminato dal marcio che circonda le sue cancellate…………”



