di Ettore Paladino
Emilien Beautour (in arte Taras Bulba) con la famiglia. Al centro Alfred BeautourBeautour è un nome importante nella storia del circo francese, in quanto si hanno testimonianze di artisti di piazza che si esibivano ancor prima della nascita “ufficiale” del circo. Molti sono stati addestratori di animali, feroci e non.
Alfred è figlio e nipote di domatori; lo zio, che porta il suo stesso nome, ha lavorato per molti anni con i leopardi, mentre il padre Emilien con le tigri. Emilien aveva scelto uno stile tutto suo, il nome d’arte Taras Bulba, un look “tartaro”, con costumi orientali, cranio rasato e baffoni, torso nudo, e una presentazione del numero dinamica, a voce alta e atteggiamento imperioso nei confronti delle tigri.
Alfred, il primo dei due figli, è sin da piccolo interessato agli animali tutti, ma in particolare ai felini. Il suo carattere lo porta però a cercare un altro approccio, basato sulla comprensione e sull’intesa, più che sull’autorità. In questo impara molto dalla madre, Josephine, che era già la “spalla silenziosa” del marito. Lei, infatti, osservava sempre le tigri, i loro comportamenti, il loro carattere, e dava consigli preziosi al marito sul modo di trattare i diversi soggetti.
Alfred si prepara così al suo futuro lavoro, cominciando ad accudire le tigri, pulire le gabbie, dar loro da mangiare; e poi a provare in gabbia. In gabbia c’era stato ancora molto poco, quando il padre viene colto da un attacco cardiaco e deve essere ricoverato d’urgenza. Siamo nel 1984, e i Beautour sono in compagnia presso il circo Huesca. Il numero delle tigri è molto pubblicizzato sui manifesti, e non se ne può fare a meno. Come non si può fare a meno della figura stessa di Taras Bulba. Di necessità virtù, Alfred entra in gabbia col costume da tartaro del padre, i baffoni finti, ma su una cosa non transige. I capelli a zero non li taglia! Fortunatamente non ci sono grossi problemi, riesce a guidare gli animali che, come dice lui stesso, lo rispettano. Emilien, dimesso dall’ospedale e tornato a casa, da allora seguirà il numero solo da fuori della gabbia. Va avanti Alfred, con una lunga presenza al circo di Cesare Togni; il numero non ha più l’irruenza di Emilien, ma è più calmo, e ne guadagna in eleganza. Bello e molto particolare il trucco di due tigri che saltano in due cerchi affiancati ma l’una in direzione opposta all’altra. Ed Alfred che dà il via a voce stando attento a cogliere il momento giusto affinché i due salti siano simultanei. Ho avuto la fortuna di poterlo vedere più volte nell’autunno del 1984, quando il circo Cesare Togni era a Torino e io ero a Pinerolo per il servizio militare.
Su numero di “Circo” di maggio 1984 c’è un bellissimo articolo del nostro Flavio Michi. Che gli prospetta una brillante carriera e al contempo capisce che col tempo lo stile di Alfred sarà sempre più diverso da quello del padre.
Nel 1991 Alfred passa al Medrano, dove resterà per tanti anni, e potrà esprimersi come artista completo, e seguendo la sua concezione di addestramento. Lui parte dal presupposto che bisogna puntare sulla comprensione e comunicazione con gli animali. Gli animali devono eseguire gli esercizi con piacere, il lavoro deve essere vissuto come un gioco, un divertimento. In gabbia il domatore deve essere sempre rilassato. Anche nei costumi Alfred esprime questa sobrietà, evita gli eccessi, e passa tranquillamente dagli strass a smoking e frak.
Se l’animale non obbedisce al comando lo si ignora, assolutamente non lo si costringe con la forza. E bisogna costruire un rapporto di comunicazione con le tigri fatto di gesti e di parole. Usa molto i comandi a voce, e tutti ricordiamo come per un periodo di tempo durante il numero dava i comandi agli animali con un microfono-radio, e illustrava al pubblico gli esercizi e i metodi di addestramento.
La sua carriera è lunga e prestigiosa. Sempre avendo il Medrano come circo di riferimento fa la stagione 1994 da Nock; nel 1995 partecipa al festival di Montecarlo; Flavio Togni gli affida il suo gruppo di tigri da presentare in Francia da Arlette Gruss, e poi da Bouglione. Si dedica anche ai cavalli, che presenta per una stagione da Knie.
Termina la sua carriera presentando un numero di tigri in un parco-zoo in Francia; una carriera sicuramente ricca e prestigiosa, in cui non ha mai subito un incidente con i suoi animali.
Sul web si trova un video recentissimo, di questo inizio anno, in cui Alfred si racconta a Mauro Avenoso. Non è mai facile lasciare la pista, ma viene il momento in cui bisogna farlo. E lasciare spazio ai giovani. Il problema è che il mestiere di addestratore nel circo rischia di andare a finire, e a questo non si vuole rassegnare. Certo, oggi per lavorare con gli animali ci vogliono anche grossi mezzi economici, e non tutti possono averli. Però ci sono tanti giovani che hanno la passione dell’addestramento e devono insistere e continuare. Il circo di oggi tende sempre di più alla perfezione stilistica, ma il circo è sempre stato anche interazione tra mondi diversi, tra uomini di tante nazionalità e uomini e animali.
Nel suo romanzo “L’innocenza” Tracy Chevalier dice che l’arte del circo è trasformare le cose vere in ricordi, la realtà in sogno.
Sicuramente delle ottime coreografie, musiche struggenti, giochi di luce suggestivi riescono a questo scopo. Ma anche un uomo che gioca e parla con gli animali è altrettanto capace di far sognare.




