raduno_ok raduno_ok

Traduttore

Ricerca

Consiglio Direttivo

 

Presidente

  • Francesco Mocellin

 

Consiglieri:

  • Alessandro Grasso
  • Cristiano Carminati
  • Francesco di Fluri
  • Geronimo Vercillo
  • Roberta Giordano

 

Segretario:

  • Gino Rossi

 

 

per inserire le tournee del vostro circo contattateci al seguente indirizzo email: 

gianluigi.gengione@gmail.com  

lombardig90@gmail.com 

facebook

 

di Ettore Paladino

Senza titolo

Grazie all’amico Roberto Rossanigo abbiamo ancora un articolo sul circo pubblicato su Topolino ( nr.1187 del 1978).

Stavolta si parla dei tre fratelli Nando, Rinaldo e Liana Orfei; il servizio non è fatto al circo, ma presso il quartiere invernale di Carpi. In realtà loro non lo chiamano così, ma piuttosto “i capannoni” o “la casa grande”, come preferisce Liana.

Il servizio è corredato da diverse belle foto, e focalizza soprattutto che questa struttura è una sorta di “pensionato” per gli animali troppo anziani che non possono più lavorare in circo. Oppure animali che hanno avuto problemi di salute e aspettano di rimettersi in forza prima di tornare alla vita del circo con i suoi frequenti spostamenti da una città all’altra.

Come si vede dalle foto ci sono molti spazi ampi, vegetazione, grandi recinti. Insomma, una residenza per la “terza età” di tutto rispetto..

E vediamo anche Liana, Nando e Rinaldo a “coccolare” i loro compagni di lavoro.

Un bel servizio che fa onore al circo, e anche all’editore di Topolino che ne parla con interesse e affetto.

prima pagina

seconda pagina

terza pagina

 

LA CASA DI CARPI

Sogni e ricordi di un circo lontano

Parlare di circo è un po’ come immergersi in una storia che ha sapore di viaggio, di continuo muoversi. Un mondo fluido come mercurio fatto di luci, lustrini, acrobazie, clown, ruggiti, cuori sospesi nell’emozione di un rullo di tamburi. Cose che oggi ci sono e domani saranno partite con gli artisti e gli animali. E in questa storia parlare di casa, di qualcosa di fisso, sembra un controsenso. Sì, è vero, molti circhi hanno un «quartiere invernale» dove si ritirano quando la stagione è morta. Ma è solo una pausa. Anche il circo di Liana Orfei ha il suo «quartiere», la Casa di Carpi, in provincia di Modena. «Carpi non è la mia casa. Il circo è la mia casa vera» mi dice Liana. Per lei Carpi è invece casa per i suoi animali. Forse anche loro la pensano come Liana, ma gli animali hanno bisogno di un punto fermo. Perché per un animale gli anni passano e arriva il momento della pensione e poi perché capita che si ammalino e non possono seguire

Il circo ed essere curati efficacemente. La Casa di Carpi è unica nel suo genere. Lei, Liana Orfei, la chiama semplicemente «i capannoni». Ed è stata proprio sua l’idea di rendere «i capannoni» una sorta di casa di riposo per i suoi animali. Me lo dice con orgoglio, sottolineando subito che: «Amo moltissimo gli animali. Mi commuovono fino alle lacrime. Gli animali sono artisti che si guadagnano il loro pane senza mai protestare e io voglio che stiano bene nel mio circo». Quindi, Carpi è una questione d’affetto e di rispetto, naturalmente. «E poi, forse non sembra, ma gli animali del circo sono delicatissimi! Basta un niente. Per un pizzico di muffa nel fieno, all’elefante è venuta la colite. Quella zebra, golosa com’è, ha mangiato troppo e sta male. Quell’altra s’è ferita litigando con un cavallo. Lo struzzo ha fatto scorpacciata dei trucioli di legno che gli facevano da cuccia… E poi ci sono raffreddori, influenze, infezioni, molte delle quali arrivano dall’uomo stesso. Insomma, un gran da fare. Oltre questo poi, ci sono gli animali che non ce la fanno più a lavorare. Tra poco, nel circo di Liana, sarà tempo di pensione per sei cavalli norvegesi, che adesso lavorano un giorno e si riposano per sette, altrimenti non ce la fanno a ripetere il loro numero. Nel circo di Liana Orfei ci sono circa trecento animali: cavalli, elefanti e tigri che si esibiscono nei loro numeri e poi numerose altre specie che fanno bella mostra di sé, come zoo viaggiante. Liana parla dei suoi animali con calore. Un entusiasmo che ha chi c’è nato in mezzo a loro. «Io sono nata il 6 gennaio, in un carrozzone. E a due anni e mezzo facevo già parte del numero di clown di mio papà Pippo». Poi, crescendo, Liana è diventata trapezista, domatrice, ballerina, funambola, cioè filista, acrobata e naturalmente clown, creando da sé i propri numeri. Una passione fortissima per lo spettacolo che l’ha poi portata a fare cinema, teatro, televisione e uno show che attualmente sta portando in giro per l’Italia. Ma il circo resta sempre il primo amore, coi suoi ricordi, le sue nostalgie, le sue gioie. Non solo per Liana, ma anche per quei suoi compagni di lavoro che sono a Carpi a ricordare le luci, i lustrini, le acrobazie, i clown, i ruggiti, il rullo di tamburi di un circo lontano.

Massimo Rossi