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A 50 Anni dalla morte, il Senato celebra una leggenda

Artista straordinario, simbolo dell'Itaia del dopoguerra capace di trasformare il circo in un grande show popolare

 

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di Francesco Puglisi

Ci sono uomini che non appartengono soltanto alla storia dello spettacolo, ma entrano nel cuore e nella memoria di intere generazioni. Darix Togni è stato uno di questi. A cinquant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 15 ottobre 1976, il Senato della Repubblica rende omaggio a uno dei più grandi protagonisti del circo mondiale. Venerdì 30 ottobre, alle ore 11, nella prestigiosa Biblioteca del Senato «Giovanni Spadolini» a Roma, si terrà l’incontro «Viva Darix! – Darix Togni. Arte, impresa e memoria del circo italiano», promosso su iniziativa del senatore Maurizio Gasparri, in collaborazione con l’Ente Nazionale Circhi e l’AGIS, nell’ambito di un progetto sostenuto dal Ministero della Cultura.

Un riconoscimento che va ben oltre la celebrazione di un artista. È l’omaggio a un uomo che ha scritto pagine indimenticabili dello spettacolo italiano, diventando negli anni Sessanta e Settanta un autentico mito popolare. Lo chiamavano il «Gladiatore», per quella figura imponente, il coraggio e il carisma con cui dominava la pista. Un appellativo che lo ha accompagnato per tutta la vita, tanto da consegnarlo alla leggenda come uno degli ultimi grandi gladiatori del circo.

Per comprendere la grandezza di Darix Togni bisogna tornare all’Italia del dopoguerra. Un Paese che cercava di rialzarsi dalle macerie, desideroso di ritrovare il sorriso, la meraviglia e la spensieratezza. In quegli anni il circo rappresentava molto più di un semplice divertimento: era una festa collettiva, un appuntamento atteso da famiglie intere, un universo fantastico che arrivava nelle città con i suoi grandi tendoni, le carovane, le luci e le musiche.

Non esistevano ancora le infinite possibilità di intrattenimento di oggi. Il circo era uno dei grandi spettacoli popolari, capace di unire bambini, genitori e nonni davanti alla stessa emozione. E Darix ne divenne uno dei simboli più amati. Domatore straordinario, uomo di spettacolo e imprenditore lungimirante, conquistava il pubblico con una presenza scenica magnetica. Il suo nome era garanzia di emozioni, richiamava folle e alimentava quell’immaginario fatto di coraggio, eleganza e meraviglia.

Ma Darix Togni non fu soltanto un grande artista. Seppe comprendere prima di molti altri che il circo doveva evolversi, crescere, diventare una macchina organizzativa moderna, capace di affrontare grandi tournée e conquistare nuovi mercati. Contribuì così a portare il prestigio del circo italiano oltre i confini nazionali, facendo conoscere nel mondo una tradizione artistica che rappresentava, e continua a rappresentare, un’eccellenza del nostro Paese.

La sua scomparsa, a soli 54 anni, lasciò un vuoto profondo. Ma non interruppe quella straordinaria storia familiare. I figli Livio, Corrado e Dario Togni hanno raccolto e portato avanti un’eredità fatta di passione, sacrifici, talento e capacità imprenditoriali.

Un testimone passato successivamente ai nipoti e ai pronipoti, protagonisti di nuove esperienze artistiche e produttive, nel segno di una delle dinastie più prestigiose del panorama circense internazionale.

A ricordarne la grandezza, durante l’incontro al Senato, saranno tra gli altri Antonio Buccioni, presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Alessandra Serena, studiosa di storia dello spettacolo circense, Liana Orfei, testimone di un’epoca irripetibile, e il figlio Livio Togni, che restituirà anche il volto più intimo e familiare del padre.

L’iniziativa fa parte di un percorso celebrativo che proseguirà nelle università e si concluderà a dicembre a Roma, sotto un tendone, con una serata dedicata alla memoria e ai giovani talenti.

Perché il più grande merito di Darix Togni fu forse proprio questo: aver dimostrato che il circo non è soltanto spettacolo, ma cultura, identità, tradizione e soprattutto famiglia. Mezzo secolo dopo, il suo nome continua a evocare l’emozione di quando, entrando sotto un tendone, bastava alzare gli occhi verso la pista per sentirsi parte di un sogno. Il gladiatore se n’è andato, ma la sua leggenda continua a vivere.

 

ANDREA GIACHI

 

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articolo tratto dal TEMPO del 29/10/2026