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di Roberto Bianchin

stacks image e3e54fe 294x424Alessandro SerenaGli appassionati di circo (ma forse anche qualcun altro…) sono sempre molto contenti quando mamma Rai si ricorda che esiste anche il circo (una volta l’anno, a Natale, per far felici i bimbi). A maggior ragione sono ancora più contenti quando mamma Rai manda il circo in tivù anche d’estate, in fondo i circhi lavorano anche adesso, mica stanno chiusi perché fa caldo. Caspita, che pacchia. E quattro serate invece di due.

Il circo del resto ha sempre fatto buoni ascolti in televisione. Vuol dire che c’è un pubblico (magari non solo di bambini) che gradisce questo genere di spettacolo. Quindi grazie alla nostra vecchia, cara, tivù di Stato, e grazie soprattutto a chi ha consentito tutto questo grazie a decenni di duro, faticoso e paziente lavoro, spesso incompreso, volto a diffondere, conoscere e far comprendere la cultura del circo. Non a caso è stato premiato lo scorso anno al Memorial NandOrfei con il “Premio Flavio Michi” per la diffusione della cultura delle arti circensi. Avrete capito che si tratta del Professor Alessandro Serena, storico del circo fra i più eminenti, che tra gli altri molti suoi meriti ha avuto anche quello –di importanza fondamentale- di introdurre lo spettacolo del circo come materia di studio all’Università di Milano.

Potremmo obiettare, volendo pignoleggiare ad ogni costo, che i quattro sabati scelti per la programmazione estiva, a cavallo tra la fine di luglio e il ferragosto, non sono i migliori per garantirsi una dignitosa cornice di spettatori. Ma la sfida vale la candela. Starà allo spettacolo di circo mostrarsi più attrattivo della sagra di paese, della passeggiata con il cono gelato sul lungomare, della grigliata di porcini lassù tra i boschi.

Potremmo obiettare che, proseguendo in un atavico malvezzo censorio, anche stavolta non verranno mostrati i numeri con gli animali, che sono più d’uno, non tutti disprezzabili, e gli spettatori nemmeno sapranno che alcuni di questi numeri hanno raggiunto anche il podio più alto delle premiazioni. Patience, come direbbero i francesi.

Potremmo obiettare che, trattandosi come a Natale di trasmissioni del Festival Internazionale del Circo di Montecarlo, che già vengono trasmesse abitualmente con dieci mesi di ritardo (da gennaio a dicembre), stavolta si sono superati, decidendo di mandare in onda le repliche, sempre del Festival di Montecarlo, addirittura di due anni fa e di un anno fa…  

Il Festival di Montecarlo, che a dispetto degli invidiosi, rimane sempre il Festival di Circo più importante al mondo, piace moltissimo agli appassionati di circo, che ne rivedrebbero volentieri, per l’elevata qualità dei numeri, anche tutte le quarantotto passate edizioni.

Però. E lo diciamo sommessamente. Senza polemica. Solo un pensiero che gira per la testa. Possibile (con tutto l’amore per Montecarlo), che esista solo Montecarlo? Che non ci sia qualche altro spettacolo di circo nel mondo che si reputi degno di far vedere ogni tanto? Che so, anche qualche altro Festival, quello di Girona, per esempio, che è di ottima fattura. O lo spettacolo di qualche grande complesso europeo, tipo il prestigioso Cirque d’Hiver di Parigi. O uno spettacolo di altri tempi, di quelli che hanno fatto la storia del circo, come Il Florilegio dei Togni, Il Circo delle Mille e una Notte degli Orfei.

Suggestioni d’estate. Ma un pensierino lo mandiamo ai dirigenti di mamma Rai. Intanto godiamoci le repliche di Montecarlo. Ne vale la pena. Nonostante tutto.