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di Roberto Bianchin

ChatGPT Image 19 giu 2026 13 42 55La lettura dei quotidiani (rigorosamente in edizione cartacea), che mi ostino a sfogliare quotidianamente (una vetusta ma piacevole abitudine), raramente di questi tempi riserba qualche sorpresa, data anche la pesante cappa di modeste e conformistiche banalità che li avvolge. Finché un titolo, sparato in prima da un noto quotidiano a diffusione nazionale (“La Repubblica” di giovedì 18 giugno 2026), non ha bucato il grigiore, acceso la curiosità e financo un principio di entusiasmo: “L’esibizione del generale al circo”, era il titolo.

Ohibò. Naturalmente, sull’identità del generale in questione, non ho avuto dubbi. Non può che essere quello di cui tanto si parla, anche piuttosto immotivatamente, di questi tempi bizzosi. Trattasi di un ex generale, per l’esattezza, che oggi fa il politico e che ha fondato un partito che dicono gradito a più di qualcuno. Paese curioso, il nostro. Ho molti dubbi invece sull’identità del circo in cui si sarebbe svolta la “esibizione” del suddetto generale. Il Rony Roller? Il Maya Orfei? Il Cesare Togni? (dico a caso, naturalmente, si fa per scherzare, non se la prendano gli interessati). Altrettanti i dubbi sorti sul tipo di esibizione: trapezista? Contorsionista? Giocoliere? Domatore? Lanciatore di coltelli? Pagliaccio?

Per fugare ogni dubbio, vado a pagina undici, dove quel titolo è ancora più grande, prende quasi tutta la pagina. L’articolo è firmato da un insegnante di filosofia teoretica a Napoli, Massimo Adinolfi, e riferisce delle recenti e pressoché quotidiane apparizioni dell’ex generale all’ora di cena (“una pietanza di non facile digeribilità”, le definisce), in vari programmi televisivi. Ma a me interessa il circo. Voglio sapere in quale circo si è esibito, così lì non ci vado più. Cercando il circo, mi sorbisco tutta l’articolessa in questione (lunghissima), ma del circo non trovo traccia, nessun circo viene mai nominato, tantomeno si parla di quella “esibizione del generale al circo” annunciata dal titolo.

Allora capisco. E un po’ me ne dolgo. Perché avrei dovuto capire prima. È un modo di dire, caspita. Non si tratta di un circo vero e proprio, ma del “circo mediatico” accidenti, vale a dire quello fatto dallo show di telecamere, microfoni e giornali con il suo imbarazzante corredo di scoop veri e presunti, di gossip, pettegolezzi e maldicenze, e tutto lo squallido campionario di sciocchezze e di idiozie, cui ahimé siamo avvezzi.

È da una vita, in fondo, che la parola “circo” viene usata -spesso a sproposito- dal rutilante e decadente mondo dei media, e quasi sempre con un’accezione negativa, dove al circo vengono associati automaticamente i concetti di confusione, approssimazione, disordine, caos, rumore, degrado, imbroglio, ignoranza, maleducazione, persino “malgusto da circo”, come scrisse anni fa una penna di quelle considerate famose. Esattamente tutto il contrario di quello che il circo è. Almeno per quelli che lo conoscono.        

Ecco allora l’orrido abuso di metafora. “Media Circus”, come lo ha battezzato quel briccone di Donald Trump. Il circo mediatico, appunto (leggi anche Garlasco di questi ultimi tempi, francamente non se ne può più). Ma anche il circo della politica, una delle più usate, per raccontare di dibattiti urlati e di assurde promesse. Il circo del Parlamento, per le risse, le battute, gli insulti. Per non parlare del circo della Formula Uno, diventato pure internazionale (F1 Circus, in Inghilterra, alle corse dicono sempre che “the circus is in town”). Del circo del calcio mercato. Del circo della moda. Dei gay pride. Del circo dei dibattiti e dei festival. Per arrivare all’esclamazione assoluta che spiega ogni situazione ridicola e/o caotica: “Ma che circo!”.

Lasciate stare il circo, per favore, che di problemini ne ha già di suo. Ci sono mille altri modi per dire qualcosa che fa schifo. Il circo è bellezza, arte e cultura. È coraggio, fatica, disciplina, ordine e organizzazione. Al circo non si può barare, ogni giorno devi dimostrare quello che sai fare. Senza trucchi, Rischiando, qualche volta, anche la vita.