di Roberto Bianchin
PARIGI – Sono passati due anni da quando si è spenta, dopo settantanove stagioni felici, la voce autorevole e pacata di Alexis Gruss (1944-2024), uno dei più grandi maestri al mondo nell’arte equestre, che la sua famiglia (i figli Stephan, Firmin e Maud con i nipoti Charles e Alexandre, sotto lo sguardo attento della moglie, Gipsy Bouglione, settantanove anni, filferista e cavallerizza), porta avanti con lo spettacolo delle “Folies Gruss” d’inverno a Parigi e d’estate a Béziers, nel sud della Francia (quest’anno dall’8 luglio al 30 agosto).
Perciò è un piacere ritrovare le sue parole, chiare e profonde, sincere, mai banali, e squisitamente attuali, attraverso le pagine di un libriccino opportunamente pubblicato dalle Editions Universitaires Avignon, intitolato “Se ducere”, che raccoglie il testo di una lectio magistralis tenuta insieme al figlio Firmin all’Università Popolare di Avignone il 15 maggio del 2018.
E se l’esuberante Firmin, scherzando, si sorprende perché “è la prima volta che mi applaudono senza bisogno che io rischi la mia vita”, il saggio Alexis dice agli studenti che lo ascoltano numerosi, che è solo attraverso “l’arte dell’incontro”, parlare, discutere, guardarsi negli occhi, che “può nascere qualcosa”. Non è una questione di metodi, spiega, “ma di differenti maniere di osservare le cose, di comprenderle, di analizzarle, di cercarle”. Fa riferimento ai cavalli, logicamente, che sono la ragione della sua vita (“con gli esseri umani è un po’ più complicato”). “Con i cavalli –spiega- è più facile praticare l’etologia, vale a dire analizzare il comportamento animale, perché il cavallo è quello che è. Si tratta di scoprirlo poco a poco, e a partire da ciò si cerca di farlo crescere e di educarlo attraverso un metodo che è il contrario della seduzione”.
“Io infatti ho capito da tempo –continua Alexis- che l’educazione è indissociabile dalla seduzione. Educare significa portarti fuori per farti crescere, si va verso l’altro e lo si aiuta a crescere. Il contrario è impadronirsi dell’altro per i propri fini, questa è la seduzione, se ducere…ma io non vedo come si possa trasmettere qualcosa, sia che si
tratti di un essere umano o di un cavallo, se prima di tutto non c’è un pizzico di seduzione. E questo funziona con i cavalli come con gli esseri umani. Ma bisogna fare attenzione, tutto sta a trovare la giusta quantità. Oggi viviamo in una società in cui assistiamo a un continuo debordare, dove ci occupiamo molto più della seduzione che dell’educazione”.
“Si è spesso parlato molto del Sessantotto, quando si è passati dall’educazione all’insegnamento, e lo si è fatto molto bene: dare a tutti la possibilità di accedere all’università è stata un’idea formidabile. Però si è commesso un piccolo errore quando si è detto “vietato vietare”. Non è possibile educare a nulla senza talvolta proibire qualcosa. E non si può insegnare senza educare, e viceversa. Io non penso che si possa fare una cosa senza l’altra, così come servono un padre e una madre per fare un figlio: uno e uno fanno tre…educazione e insegnamento, ecco, questi sono i fattori che formano delle persone rispettose e istruite. E non ci crederete, ma sono proprio gli animali, i cavalli in particolare, che mi hanno spiegato tutto questo. Grazie a loro, io so che non posso rinunciare a dei momenti di seduzione, durante il percorso di educazione, perché se non c’è questa emozione che passa dall’uno all’altro, nulla di buono può accadere. Altrimenti, si entra in un altro sistema in cui non c’entra più l’educazione, ma si tratta d’altro, sostanzialmente in questo caso parliamo di dressage. C’è differenza infatti tra dressage ed educazione. L’educazione è basata sulla riflessione, sull’analisi, un approccio che deriva dall’etologia. Bisogna sforzarsi per tentare di capire, tutte le specie esistenti nel pianeta sono differenti le une dalle altre, ma sono talmente complementari le une con le altre che finiscono per diventare indissociabili”.
“E’ la stessa cosa per l’educazione e l’insegnamento –continua Alexis Gruss- vi faccio un esempio: quando vengono ad assistere alle mie “sessioni pedagogiche” dei dipendenti del Ministero dell’Educazione Nazionale, faccio sempre loro la stessa domanda: chiedo che mestiere fanno. Solitamente mi rispondono che sono degli insegnanti. Questo mi lascia un po’ perplesso, perché insegnare è un mestiere, ed educare è un altro mestiere. Sono due cose differenti, ma talmente differenti che sono indissociabili l’una dall’altra. E’ la stessa cosa per la seduzione con l’educazione . Ciò che permette l’alleanza tra educazione e seduzione è qualcosa di straordinario: è il rispetto. Il rispetto è il fondamento della libertà, e il rispetto non può essere ottenuto che attraverso l’educazione e una parte di seduzione. Tutto deve stare in equilibrio, un equilibrio grazie al quale si potrebbe vivere insieme, e rispettarsi, senza bisogno di avere delle leggi che ci obbligano a farlo…”
Parla come un libro stampato, si diceva una volta. Di più. Ascoltandolo, rileggendolo, quasi ti dimentichi che a parlare è “un povero circense”, di quelli che i sedicenti
intellettuali amano considerare alla stregua di zingari e analfabeti, ladri e guitti buoni solo a far saltare i cavalli per racimolare qualche soldo per l’osteria. Ti sembra invece che a parlare sia un uomo colto, un professore, un filosofo, un etologo. Qualcuno di grande, insomma, di importante, più saggio e più intelligente di te.
Questo era Alexis Gruss. Anche la sua sapienza ci manca. Lui, d’altra parte, amava citare Victor Hugo (1802-1885): “Lo studio del passato e la curiosità del presente sono l’intelligenza del futuro”. Anche se, sotto sotto, preferiva il punto di vista di un suo collega, Francois Baucher (1796-1873), un altro celebre cavallerizzo: “Innalzate la vostra intelligenza sopra la rovina dei pregiudizi”. Chapeau.