di Massimo Malagoli
Nel panorama circense svizzero, la nascita di una nuova insegna rappresenta sempre un momento delicato, sospeso tra coraggio imprenditoriale e sfida artistica. Ma il giovane Zirkus Aria, che ha inaugurato la sua seconda tournée ufficiale il 20 marzo 2026, sembra aver già trovato una direzione precisa e riconoscibile. Con il nuovo spettacolo Come Fly With Us, la direttrice Sabrina Lüscher conferma infatti che l’ottimo debutto del 2025 non è stato un episodio isolato, ma l’inizio concreto di un progetto destinato a crescere.
La storia di Aria nasce letteralmente nella segatura. Sabrina Lüscher non arriva al circo per caso: è figlia di Maya Lüscher, conosciuta in pista come la clownessa Daly, ticinese d’origine e insegnante di scuola materna che, a metà degli anni Ottanta, scelse di seguire la passione per il circo lavorando dapprima al Circo Monti e successivamente in tournée tra Inghilterra e Francia. Cresciuta in questo ambiente itinerante, Sabrina ha intrapreso una carriera come acrobata aerea in diversi paesi europei prima di decidere di costruire un proprio progetto artistico.
Il punto di svolta arriva nel 2020 con l’acquisto di un piccolo chapiteau da 22 metri, precedentemente appartenuto al circo Harlekin. Nato inizialmente come spazio per workshop e attività formative, il tendone si è progressivamente trasformato nel cuore di una nuova avventura circense. Accanto a Sabrina troviamo la madre Maya e il partner Seamus Clancy, artista irlandese poliedrico, figure fondamentali nella costruzione di una compagnia che punta su un’estetica moderna, un rapporto intimo con il pubblico e una notevole ambizione tecnica nonostante le dimensioni contenute.
Il titolo della produzione 2026 è già una dichiarazione d’intenti. Come Fly With Us accompagna gli spettatori in un immaginario viaggio verso una località di vacanza, sviluppando l’intero spettacolo attorno al tema del volo e della partenza. Nel corso delle quasi due ore di rappresentazione si susseguono riferimenti ironici e situazioni riconoscibili: dall’imbarco delle valigie trasformato in esercizi di equilibrio, ai momenti in spiaggia con un improbabile bagnino in stile Baywatch, fino agli aperitivi e ai momenti di relax tipici di un villaggio vacanze. Un filo narrativo leggero ma efficace, che dona coesione all’intera produzione.
Il cuore dello show resta però il trapezio volante. Nonostante lo spazio limitato dello chapiteau, la troupe riesce a creare una dinamica convincente, dimostrando come la forza di un numero non dipenda necessariamente dalle dimensioni della struttura. Particolarmente originali risultano le performance di Miguel Chicote al trapezino e della polacca Jenny Glowacki alla rete aerea, entrambe capaci di distinguersi per personalità e ricerca stilistica.
Tra i numeri più contemporanei spicca l’esibizione dell’australiano Bede Nash con gli hula hoop: una proposta dal gusto queer e dall’estetica moderna, che rompe gli schemi tradizionali e dialoga con naturalezza con il pubblico di oggi.
Il ritmo dello spettacolo è ben calibrato grazie all’alternanza tra momenti di tensione acrobatica e parentesi comiche affidate a Miguel Chicote, anche in veste di clown, e a Maya Lüscher. Fra i quadri meglio riusciti emerge il numero dei salti con la corda, che coinvolge l’intero ensemble trasmettendo una piacevole energia corale. Molto efficace anche la giocoleria in versione bartender, costruita con ironia e precisione tecnica.
Curato anche l’aspetto tecnico: l’impianto luci, pur nelle dimensioni ridotte del complesso, è ben studiato e valorizza efficacemente l’atmosfera dello spettacolo. Buona anche la fonica, accompagnata da scelte musicali mai scontate. Gli otto artisti in pista — provenienti da Australia, Sudafrica, Polonia, Irlanda, Sud America e Portogallo — non puntano sull’effetto sensazionale, ma riescono comunque a confezionare uno spettacolo fresco, armonico e sinceramente godibile.
Il Zirkus Aria si presenta così come una realtà “bijou”: un piccolo circo che investe con attenzione nella qualità dei dettagli, dalle sedute blu navy rinnovate durante l’inverno fino alla costruzione musicale dello show. Dietro ogni scelta si percepisce un autentico amore per il mestiere.
Aria sceglie volutamente la strada della vicinanza con il pubblico e della freschezza creativa. È un circo che profuma di futuro e passione, guidato da una giovane donna che è riuscita a trasformare l’aria — l’elemento più impalpabile — in una realtà artistica e imprenditoriale concreta.
La strada da percorrere è ancora lunga, ma la direzione sembra decisamente quella giusta per diventare, negli anni a venire, un importante punto di riferimento del nuovo circo europeo.






























