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di Francesco Mocellin

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Il cartello di Fiuggi

L’amico Paride Orfei ci segnala un cartello permanente affisso dal Comune di Fiuggi che riportiamo su questa pagina.

Ora, lungi da noi l’intenzione di ripercorrere gli argomenti secondo i quali si è in presenza dell’ennesima violazione gratuita dei diritti delle imprese circensi: sarebbe un’inutile pedanteria perché oggi argomentare serve a poco o nulla visto che viviamo il tempo delle esclamazioni di cui interessa solo sapere se “suonano” bene e non certo se contengano elementi di credibilità.

Altrettanto escluso che si intenda qui evidenziare il chiaro contenuto discriminatorio di quel cartello immaginando che il territorio comunale della cittadina del Frusinate che respinge il circo ospiti tranquillamente macellerie, maneggi, negozi di animali, allevamenti, centinaia di “pet” abbigliati con cappottini et similia, “detenuti”, come direbbero gli animalisti, nelle case dei residenti senza alcun controllo.

Sarebbe un esercizio egualmente fine a sé stesso abbandonarsi all’indignazione per il tono sostanzialmente razzista del pannello perché con tutto quello che abbiamo visto scorrere nel mondo (soprattutto nel nostro amato mondo occidentale) negli ultimi lustri indignarsi risulterebbe stucchevole, roba da anime belle.        

Non siamo così ingenui, poi, da non immaginare quali dinamiche abbiano portato l’amministrazione comunale di Fiuggi ad emanare la delibera e – soprattutto – a partorire la pensata di erigere cartelli infantili di quel tipo: un contentino alle minoranze e non che reclamavano politiche per il benessere animale con il circo come bersaglio perfetto perché rappresenta solo una fugace apparizione sul territorio e non porta voti.

L’unico motivo per cui spendiamo qualche parola su un simile episodio è dato dal fatto che, quella di Fiuggi, ci pare un’altra – seppur marginale – manifestazione dell’annullamento del pensiero critico ormai annegato nel decadimento cognitivo che affligge l’occidente (con la “o” minuscola).

PS: mi/Vi risparmio una digressione sul caso della “tigre russa”, ovvero sull’incidente accaduto in un circo a Rostov che ha visto il felino passeggiare tra il pubblico a cagione del crollo della rete di protezione. L’episodio ha scatenato – come un riflesso pavloviano – reazioni improntate allo scandalo, ovvero “Che senso ha nel 2026…?” oppure “Lasciamo gli animali nel loro habitat” e così via. Potevamo aspettarci qualcosa di diverso?