Rosa Raluy Chy a Barcellona
di Roberto Bianchin
Ogni anno a Barcellona c’è un circo Raluy. In Spagna sono due, fino a dieci anni fa ce n’era uno solo. Poi la famiglia si è divisa. Da una parte le sorelle Louisa e Kerry (figlie di Luis) con il Raluy Legacy, dall’altra la cugina Rosa (figlia del fratello di Luis, Carlos) con l’Històrico Raluy. Due gioiellini che funzionano. Due circhi-museo tradizionali di qualità a conduzione familiare. Quest’anno siamo andati a fare visita all’Històrico Raluy, dove si parla molto italiano: dal marito di Rosa e co-direttore del circo, l’artista italiano William Giribaldi, alla talentuosa trapezista Caroline Niemen uscita dall’Accademia del Circo di Verona.
BARCELLONA – Un Raluy tira l’altro. E ogni anno ce n’é uno diverso. E’ un vero piacere, per ogni amante del circo, fare tappa a Barcellona approfittando dell’occasione di un appuntamento ormai imperdibile come il Festival Internazionale del Circo di Girona. Quest’anno, a installarsi (e per ben tre mesi…) nella prestigiosa piazza del Port Vell di Barcellona, un luogo centrale che più centrale non si può, di quelli che in Italia mai e poi mai concederebbero a un circo, dei due Raluy in circolazione in Spagna, toccava al Circo Històrico Raluy, quello di Rosa Raluy per intenderci (l’altro, quello delle sorelle Louisa e Kerry Raluy, è il Circo Raluy Legacy).
Nulla di strano, anche la Francia –per dire- pullula di circhi Zavatta, credibili e meno, come l’Italia di circhi Orfei (e quanti siano autentici non è difficile scoprirlo…). Nel caso dei Raluy invece non ci sono dubbi. Sono autenticissimi entrambi. E si assomigliano anche: dallo strepitoso parco caravan dei primi del Novecento che ne fa un vero e proprio circo-museo, allo chapiteau à l’ancienne (modello Roncalli) con i vezzosi palchetti in alto anziché in basso, fino al tipo di spettacolo di stampo tradizionale, a gestione familiare.
La sottolineatura di queste somiglianze tra i due Raluy fa storcere il naso ai due Raluy, che non gradiscono si facciano confusioni. Ognun per sé. La ferita della separazione familiare è ancora fresca e non rimarginata. Solo fino a dieci anni fa c’era un solo Circo Raluy, era stato fondato nel 1972 dalla famiglia omonima attiva fin dal 1911 con Francisco Raluy (e qualcuno forse ricorderà il doppio cannone umano al circo di Moira Orfei negli anni ’60, progettato da quel Luis Raluy Iglesias che aveva inventato anche il triplo salto mortale con l’automobile). Nel 2016 le sorelle Louisa e Kerry Raluy, figlie di Lluis Raluy, decisero di separarsi dal resto della famiglia per inseguire un loro progetto: il Circo Raluy Legacy. Carlos Raluy (scomparso nel 2019), secondo figlio di Luis, a quel punto varò, insieme alla figlia Rosa, il Circo Històrico Raluy.
Ed è di questo che ora –senza fare confusioni- stiamo parlando. Lo spettacolo 2026-2027 (cambia totalmente ogni due anni), è un gioiellino delizioso che ha per titolo “Terra”. “E’ la prima tappa di un viaggio che rappresenta l’inizio di un nuovo sogno –spiega Rosa Raluy, direttrice del circo- non è solo uno spettacolo, ma un poema visivo e sonoro che celebra la vita, la natura, il mondo in cui viviamo. Un progetto che intende conservare da un lato la memoria del circo, e dall’altro aprire nuovi spazi destinati alla cultura, alla formazione e alla bellezza”. Rosa, misteriosa nelle sue danze di veli colorati che si attorcigliano intorno al suo corpo e poi volano via spinti da venti birichini, apre con il suo fascino gitano la prima e la seconda parte dello spettacolo. Non è solo la direttrice. La figlia di Carlos Raluy “che mi insegnò che il circo non è solo un lavoro ma un modo di vivere, di comunicare e di condividere delle emozioni”, e dell’erede di un’antica famiglia circense cinese come Rosemarie Chy, “che mi introdusse fin da molto piccola nel mondo dell’acrobatica artistica”, è l’anima dello show, la coreografa, la costumista…e molto altro.
Accanto a lei, la sua famiglia, a cominciare dal marito, l’italiano di Arezzo William Giribaldi, 54 anni, artista completo, figlio di una trapezista e di un lanciatore di coltelli, che controlla tutto da co-direttore, e si è anche divertito, nella tappa barcellonese, a tornare in pista come provetto giocoliere con le scatole di sigari. Per continuare con le figlie Kimberley e Jillian, altre due bellezze, “la quarta generazione che già brilla in pista”, dice mamma Rosa, talentuose acrobate a terra e in aria, alle cinghie aeree e alle meteore volanti.
Anche il resto del cast è di qualità. A cominciare dal batterista, Jaume Vendrell, unico musicista dal vivo, abilissimo nel sottolineare i numeri suonando sopra la base (esercizio difficilissimo anche per il bilanciamento dei volumi), e per continuare con il comico portoghese Sandro Roque, capace di una forte empatia con il pubblico (nel circo spagnolo si fa molto uso della parola…) e di una bella voce da cantante. I numeri migliori sono quelli della trapezista italiana Caroline Niemen, formatasi all’Accademia di Verona e dotata di un’energia debordante, e dell’impeccabile verticalista Omar Marton. Esce dall’Accademia italiana anche l’elegante acrobata ai tessuti aerei Aljosha Coatti. Alla bascula, il vivace duo ucraino degli Orlov. Conduce con ironia Aleix Gomez, accompagnano i quadri con garbo le danzatrici ucraine Anna Sivilirova e Ruslana Moroz. Nell’insieme, “un esempio riuscito di circo intimo, classico, realizzato come si deve”, ha scritto il Vice Presidente dell’European Circus Association, Francesco Mocellin, sul sito degli Amici del Circo.
Pensierino finale: quando da un circo di successo nascono due circhi, è difficile, molto difficile, che abbiano tutti e due lo stesso successo. In questo caso invece è accaduto. Un miracolo? Certamente. Miracolo della qualità. In ogni caso, un gran bel segnale per il mondo del circo.



