Darix Martini, responsabile della storica compagnia circense italiana, racconta ad “Agenzia Nova” i dettagli della spedizione
Per la prima volta nella storia recente, il Circo Orfei approda a Bengasi, capoluogo della Cirenaica, portando in scena salti mortali, “giri della morte” e numeri al trapezio che stanno conquistando il pubblico dell’Est libico. Darix Martini, responsabile della storica compagnia italiana – punto di riferimento del settore in Italia e all’estero – racconta ad “Agenzia Nova” i dettagli della spedizione. Un’operazione resa possibile “grazie alla Camera di commercio italo-libica, nella persona di Federico Solfanelli, e agli amici del consolato italiano a Bengasi”, tiene a precisare. “Entrambe le parti svolgono il ruolo di mediatore per allacciare i contatti con la controparte libica”, aggiunge.
Martini descrive il cuore degli spettacoli: “Il pubblico libico è entusiasta. Le reazioni sui social e i riscontri ricevuti dagli organizzatori confermano che ciò che presentiamo supera le aspettative di tutti”. La tournée si svolge nell’ambito del Bengasi Summer Festival 2025, evento sponsorizzato dall’autorità politica dell’Est, non riconosciuta a livello internazionale, che ospita anche il pugile statunitense Mike Tyson. Nessun animale in pista: “Portiamo attrazioni con trapezio, il ‘Globo della morte’ – dove il centauro disegna traiettorie sferiche a tutta velocità – tiri di precisione con balestre e clown acrobati”.
Sul fronte organizzativo, racconta: “Iniziamo il 5 agosto, anche se i libici avrebbero voluto anticipare. Restiamo fino al 31, con un’esibizione al giorno, che diventa doppia nell’ultima settimana”. La trattativa con l’associazione culturale Ajyalona, vicina al governo parallelo di Bengasi, non è stata semplice: “A Roma volevano firmare il contratto senza neppure aver visto uno spettacolo. Abbiamo organizzato in tempi record il trasporto delle attrezzature e, una volta arrivati, il montaggio della struttura trovata in loco”.
Martini ringrazia il personale consolare italiano a Bengasi e l’ambasciata a Tripoli: “All’esordio, in platea c’erano venti persone del consolato e un gruppo dall’ambasciata”. L’accoglienza, dice, è calorosa: “Bengasi è un cantiere aperto. Siamo costantemente seguiti e scortati dalle forze di sicurezza. Non vogliono che ci accada nulla e ci tengono a lasciare il ricordo di un’organizzazione impeccabile, sicura e curata nei minimi dettagli”.